mercoledì 23 maggio 2012

L'Italia, vista da quassù

Domanda: come ci vedono gli svedesi?
Dopo quasi un anno di "esilio", il nostro rapporto con la (non così) lontana Italia è un po' cambiato.
Non sto dicendo che non ci sentiamo più italiani, ma forse riusciamo a vedere le cose con un po' più di distacco e posso provare a dare una risposta...

Già durante la mia prima "gita" in scandinavia nel '97 avevo avuto l'impressione che qui ci fosse un certo feeling per l'Italia... sicuramente la nostra penisola è una delle mete turistiche preferite (le città d'arte e lo sci alpino in particolare) e spesso nell'immaginario degli svedesi con cui parliamo è un po' come se abitassimo in un casolare tra gli ulivi della Toscana o a quattro passi da Piazza S.Marco.
Italia è anche spesso sinonimo di mangiar bene, buon vino, vestiti eleganti, profumi, scarpe alla moda. E questa fama è sapientemente alimentata dalle nostre aziende che investono molto in pubblicità, rendendo i prodotti italiani forse i più reclamizzati dopo quelli locali.
Altro brand italiano onnipresente è il calcio... in quanto a sport gli svedesi sono onnivori e la serie A è da sempre abbastanza seguita (tutti conoscono Udine grazie all'Udinese), ma da quando nel Milan gioca Ibrahimovic, qua sono diventati tutti milanisti (a parte gli irriducibili del Manchester o del Barça). Purtroppo per loro in questo non trovano grandi spazi di discussione con me!
Negli ultimi giorni purtroppo l'Italia è stata citata spesso nei notiziari svedesi, prima a causa dell'attentato di Brindisi, poi per il terremoto, per il quale c'è stata molta apprensione.
Se l'Italia gode di un'ottima reputazione, il popolo italiano è meno fortunato.
Intendiamoci: non mi sono mai sentito offeso o trattato con poco rispetto (anche perché gli svedesi sono molto corretti con chiunque), ma spesso emerge una visione di noi abbastanza folkloristica: siamo casinisti, disorganizzati, simpaticoni ma inaffidabili... come nel migliore dei luoghi comuni.
La mia impressione è che - pur trattandosi di luoghi comuni - sotto sotto colgano bene l'immagine che diamo di noi all'estero (e, che ci piaccia o no, sono un po' parte del nostro DNA nazionale).
Da un lato sul lavoro vedo spesso visioni contrapposte che si scontrano (e sono anni che ho contatti lavorativi con la Svezia) e noi facciamo sempre la parte dei ritardatari, disorganizzati e poco affidabili, urliamo al telefono, non riusciamo a parlare senza gesticolare,...
Dall'altro la nostra immagine pubblica è scesa ai minimi storici alla fine del 2011 e ci vorrà ancora tempo prima che si esauriscano le battutine sul Bunga Bunga (a seguire il naufragio del Giglio e tra un po' potrebbero accorgersi dei pasticci leghisti...).

... a noi emigranti l'arduo compito di dimostrare che che non siamo così malmessi!
;)

sabato 12 maggio 2012

Fixa dag!

Qualche mese fa in un suo post, Ilaria raccontava una giornata di lavoro al Musikanten, a fianco a bambini e maestre; ma la partecipazione dei genitori non si esaurisce qui, oltre ad una marea di eventi e feste (alle quali spesso non riusciamo ad andare per problemi organizzativi) ci sono anche altre cose da fare, principalmente pulire i locali e fare un po' di manutenzione a giochi e strutture.
pennone porta bandiera rimosso e pronto per la riverniciatura
Proprio alla manutenzione sono dedicati due sabati all'anno: i fixa dag.
Tutto comincia alle 9 con una lunga lista di attività da portare a termine, ognuno se ne prende una e si mette all'opera. La lista può contenere di tutto: stanze da imbiancare, giocattoli da riparare, attività di giardinaggio, insegne da fissare, mensole da fissare, lavandini da riparare, palette e secchielli da disseppellire,  ....
iniziano le operazioni di pulizia delle sabbionaie

Ce n'è per tutti e ognuno si attiva in base alle proprie capacità.
Potendo, ogni famiglia dovrebbe fornire un partecipante e solitamente il numero di mamme e di papà si equivalgono (e lo stesso succede quando ci sono pulizie), in nome della parità dei sessi e in puro stile svedese.
c'è chi si prepara a dipingere e chi invece pensa al mangiare
Molto svedese anche l'immancabile merenda (caffè e dolci alla cannella) che accompagna e rende più conviviale la mattinata.
Reparto Riparazione Tricicli
Io ero accompagnato da Bianca e Francesco, perché Ilaria è in tournée con il suo coro, ed entrambi mi hanno aiutato a sistemare i cavalletti che i piccoli artisti usano nella stanza da disegno (målarummet) fino alle 11, quando li ho accompagnati ad un elettrizzante disco-festa di compleanno in maschera, tanto per non farci mancare nulla!
giovane mago e simpatica fatina pronti ad entrare in azione
Il bello di avere una nutrita forza lavoro è che in tre ore si combinano un sacco di cose, così poco dopo mezzogiorno il grosso era fatto ed abbiamo concluso con un bel pranzetto preparato dalle addette al rancio (a quanto pare questa è ancora una prerogativa femminile), con caffè e torta ipercalorica a suggellare il tutto.
Unico neo della mattinata il tempo grigio e piovigginoso, anch'esso molto svedese...

Lista completata (quasi)

venerdì 27 aprile 2012

Come pagare le tasse (... e vivere felici)

È arrivato il periodo di 730 & C.? Anche qua, e senza bisogno di proroghe!
... l'altro ieri ho provato l'ebrezza di compilare per la prima volta la dichiarazione dei redditi in Svezia, ecco com'è andata.
Più di un mese fa mi sono arrivati per posta dall'ufficio delle tasse (Skatteverket) un modulo precompilato con allegato giornalino di istruzioni per la compilazione di ulteriori sezioni.
Di fatto la mia situazione fiscale in Svezia è molto semplice: entrate da lavoro dipendente più un'agevolazione per lavori domestici (l'amico Michele che in autunno a tirato a lucido le nostre vecchie finestre, intervento rimborsato al 50% dallo stato... bel sistema per evitare il lavoro nero su certi lavoretti!).
L'ufficio delle tasse conosce anche le mie coordinate bancarie (facile, visto che il numero di conto corrisponde al mio "codice fiscale"!).
Quindi di fatto si trattava solo di prendere atto della correttezza dei numeri riportati e inviarli indietro allo Skatteverket (confesso che ho rimandato di settimana in settimana, per la solita allergia che viene pensando alla dichiarazione dei redditi).
Come si fa?
Le modalità previste sono 5: online, per telefono, via sms, utilizzando una app per iPhone/Android o la cara vecchia carta.
Come avrete indovinato ho optato per la app (che permette di accedere a molti altri servizi) così in 5 minuti mi sono tolto il pensiero.

loggato
conferma dati
immetto la password contenuta nel modulo che mi è stato inviato
fatto!
... mancano ad esempio le detrazioni per spese mediche, ma andando a fare fisioterapia per il ginocchio 2 volte a settimana ho scoperto che ospedali e ambulatori, una volta raggiunta la spesa di 1000 sek (110€) rilasciano una "free card" valida per un anno e non si deve pagare più una lira, neanche per visite specialistiche in ospedale on in strutture private convenzionate (...).

Aggiornamento (2012-05-03 8.13): anche la Svezia non è immune ai problemi tecnici e ieri (ultimo giorno per inviare la dichiarazione telematicamente) c'è stato qualche blackout nei sistemi dello Skatteverket, così la scadenza è stata prorogata di un giorno.

sabato 7 aprile 2012

Glad Påsk! (tra streghe, piume e neve)

Come tutti gli emigrati, di solito approfittiamo delle feste per rientrare in Italia e salutare famiglia e amici. Ma questa volta i giorni di ferie erano troppo pochi per spostarci, così siamo rimasti quassù. In questo modo abbiamo avuto l'occasione di conoscere più da vicino le tradizioni della Pasqua svedese, alcune delle quali hanno davvero poco a che fare con le nostre!

Alberi di Pasqua davanti al Municipio
Tanto per cominciare, davanti a tutte le case sono comparsi gli alberi di Pasqua, ovvero mazzi di rametti secchi a cui sono attaccate piume dai colori fluorescenti. L'effetto è quello di un uccello tropicale spennato, ma non c'è abitazione, negozio, via o piazza privi di questa decorazione "artistica".

Il consumo di godis (caramelle, cioccolatini, dolcetti vari) è aumentato in modo esponenziale. Un negozio di Söderköping ha esposto uno striscione per vantare l'assortimento di schifezze a disposizione: ben 600, diceva, le solite 400 più 200 speciali per Pasqua!!! Al posto delle uova di cioccolato con la sorpresa, i bambini vanno a caccia di grandi uova di cartone strapiene di godis, che i genitori nascondono da qualche parte.

Se l'aspetto religioso della Pasqua nella laica Svezia è ben poco sentito, ci sono altre tradizioni di cui non avevo mai sentito parlare. Poco più di una settimana fa, ricevo una mail dalle altre mamme del Musikanten, che diceva così: "Care streghe di Pasqua, ci troviamo giovedì sera alle ore... a casa di... per volare assieme verso Blåkulla. Non dimenticate la scopa!" Eh?!?!??! Mi sono messa d'impegno per capire cosa cavolo volesse dire quella cosa, ma non ne sono venuta fuori! Così ho risposto alla mail chiedendo di cosa si trattasse, con gran divertimento degli altri genitori che davano per scontata una tradizione antichissima (un po' come se voi mandaste un invito a una festa di Carnevale a febbraio e qualcuno vi chiedesse di cosa si tratta!). La risposta mi è arrivata da una mamma (che di mestiere fa la pretessa!) e mi ha spiegato che un tempo si credeva che nei giorni di venerdì e sabato santo il male fosse più presente che mai sulla terra. Per scacciare le streghe e gli spiriti cattivi si facevano dei falò, tradizione più comune nella Svezia occidentale, piuttosto che sulla costa orientale, dove viviamo noi. E' rimasta però l'abitudine che le donne si trovino per mangiare qualcosa assieme, come le streghe che si trovavano per volare a far festa nel misterioso luogo chiamato Blåkulla. 

Ma non finisce qui: il giorno di giovedì santo anche i bambini si vestono da... Befane, alla fin fine, dato che si mettono un fazzoletto sulla testa e una gonna lunga, e sono molto simili alla nostra vecchietta del 6 gennaio. Così combinati vanno a suonare i campanelli e a chiedere gli immancabili godis. Anche al Musikanten la maggior parte dei bambini era vestita da Påsk kärringar, le streghe di Pasqua, e sono andati a cercare Blåkulla, dove hanno trovato (ci credereste?!) un gigantesco uovo pieno di dolcetti. Bianca si è voluta vestire da fata e sostiene imperterrita che Blåkulla è un posto dietro l'asilo!

Le violette sotto casa tentano di resistere...
Come dicevo nel post precedente, a volte è difficile "sentire" le ricorrenze e le stagioni se non c'è nulla di quello a cui siamo abituati. E proprio per non farci mancare niente di insolito, ieri abbiamo avuto una bella nevicata!

Un'ultima curiosità pasquale: le specialità culinarie del pranzo di Pasqua svedese sono le stesse del pranzo di Natale. C'è il prosciutto al forno (che a Natale di chiama julskinka, prosciutto di Natale, e adesso si chiama helgskinka, prosciutto delle feste), si beve la stessa bevanda che assomiglia alla Coca-Cola ma si chiama must (sempre in versione jul Påsk), si mangiano i crostini con il sill , l'aringa, e via dicendo.
Noi, da bravi italiani, ci ritroviamo con gli altri nostri connazionali che abitano qui al nord per mangiare uova e asparagi, torte salate e agnello al forno. Forse qualcuno è riuscito a importare anche una colomba. E Francesco e Bianca avranno l'immancabile uovo di Pasqua (niente godis) fornito dai nonni di Torsa.

E a loro, ai nonni di Lavariano, agli amici di ogni Pasquetta (e non solo di Pasquetta...), agli zii, alle zie, al mio amato coro (domani canterò pensando a voi...), a tutti i nostri amici e a voi che leggete, arrivi da quassù il nostro augurio per una Pasqua serena!

mercoledì 21 marzo 2012

Qualcosa di cui sparlare

Premessa: ho avuto la conferma che per una donna è impossibile vivere senza chiacchierare. Non mi riferisco ai pettegolezzi, ma nemmeno a discorsi filosofici sui massimi sistemi. La chiacchiera consiste nell'incrociare i piccoli fatti di ogni giorno che caratterizzano le nostre vite ed è il modo per non sentirci troppo soli (anzi, sole) ad affrontare la realtà e soprattutto per ridimensionarla. Sapere che anche i bambini della tua vicina non vogliono lavarsi i denti o che anche la tua collega ha l'impressione di non riuscire mai a tenere la casa in ordine per più di 20 minuti rende i piccoli "problemi" di ogni giorno qualcosa su cui scherzare.

Ma veniamo a noi: spesso raccontiamo le particolarità di questo paese, e soprattutto le differenze con l'Italia. Commentiamo tra di noi o con gli altri "stranieri" lo stile di vita svedese, i luoghi comuni che ritroviamo nelle persone e nelle situazioni che incontriamo. E lo facciamo un po' come dei reporter, che tentano di essere distaccati e un po' ironici.

Ma poi, cosa vuol dire davvero vivere in un paese straniero, di cui non parli la lingua?

Vuol dire che al mattino porti i bambini a scuola e non chiacchieri con le altre mamme, perché non sai lo svedese (o non abbastanza) da poter commentare l'avviso che hanno mandato le maestre (e che tu hai tradotto con Google Translate). Vuol dire che non sai mai cosa "è normale" e cosa "è strano" (avere un paio  di pattini da ghiaccio per ogni componente della famiglia è normale; indossare gli occhiali da sole, anche quando c'è un sole basso e accecante, è strano). Vuol dire che non sai nulla di orari, abitudini e tradizioni delle persone attorno a te, che ti senti sempre un po' fuori sincrono, ti alzi più tardi, mangi più tardi e in generale sei sempre l'ultimo ad arrivare. Vuol dire che ti sembra di non riuscire mai a dire le cose come vorresti, perchè non conosci un numero sufficiente di termini e concetti. Vuol dire che c'è sempre qualcuno che ti deve spiegare perchè tutti ridono.

Vuol dire che non hai un sacco di cose a cui eri abituato: non dici più "Ma guarda che giornata, sembra primavera!" perchè la primavera ha altri colori e altri odori. Non fai il confronto tra questo inverno e quello passato, non pensi che l'anno scorso a quest'ora c'erano già i tulipani o avevi smesso di accendere il fuoco. Non ti ricordi neanche che è carnevale, non pensi che è proprio ora di mangiare i crostoli, perchè non ci sono carnevale né crostoli. Le canzoncine che tutti conoscono per te non significano niente.

E poi vuol dire che ogni giorno devi fare un po' di fatica, che niente è scontato o regalato e che impari, impari, impari e continui a imparare qualcosa di nuovo. E a volte, nonostante tutte le differenze (sì, perchè siamo diversi e non è un luogo comune: noi siamo molto più espressivi, meno posati e riflessivi, più diretti e confusionari), comunque, nonostante tutte le differenze, scopri di punto in bianco qualcosa in comune, da poter commentare e condividere, e cominci da lì.

Resta il fatto che le chiacchiere mi mancano... Al lavoro è diverso, lì si parla inglese, e si parla di lavoro. Il problema è fuori, quando gli altri (anzi, LE ALTRE) chiacchierano e io niente!! Finchè qualche anima gentile se ne viene fuori con qualche parola in inglese (o in svedese molto lento) per coinvolgermi nella conversazione.

Quindi ho deciso che devo imparare lo svedese per poter sopravvivere. Con l'inglese posso lavorare, fare la spesa, parlare con le maestre, col medico, col dentista e con la parrucchiera. Ma non posso chiacchierare!! E questo è veramente troppo da sopportare!



sabato 10 marzo 2012

Goodbye Tubo

Questa è la visuale che abbiamo ogni volta che apriamo la porta di casa per uscire... cosa mai sarà quello sportellino di alluminio che si trova più o meno in tutti i condomini svedesi costruiti prima degli anni 80?
Si tratta del mitico tubo della spazzatura!
Il funzionamento è semplicissimo (e divertente): esci dall'appartamento con le scovazze in mano, apri la maniglietta e infili dentro il sacchetto che vola giù sbattacchiando sulle pareti fino al tonfo finale.
Il giorno dopo si spera che il manutentore passi a svuotare il cassonetto che si trova in cantina...
Come dicevo prima il tubo è onnipresente ma ormai - sarà per incentivare la differenziata, sarà per motivi igienici o per la carenza di manutentori a buon prezzo - li hanno disattivati tutti.
Il nostro era uno degli ultimi superstiti, ma da qualche giorno la proprietà del condominio ci ha avvisato che l'avrebbe disattivato; e così è stato. Fine della pacchia!
Così adesso al posto della maniglia di alluminio c'è un bel bullone e hanno aggiunto un paio di cassonetti in strada per l'indifferenziato.
A proposito di raccolta differenziata, il nostro comune non è propriamente tra i più all'avanguardia della Svezia.
Non abbiamo capito come mai ma non esiste la raccolta dell'umido biodegradabile!
Così dopo una vita passata a separare bucce e pane vecchio da dare alle galline, resti alimentari per i cani e la gatta, altro materiale organico per il "ledanâr", adesso si butta tutto nel bidone.
Fa un po' strato, soprattutto adesso che anche nella Bassa friulana hanno cominciato a differenziare l'umido, e l'unica spiegazione plausibile è che comunque l'indifferenziato non finisce in discarica ma va ad alimentare le centrali termiche per il teleriscaldamento...
Forse qui hanno deciso che hanno più bisogno di calore che di compost!
Un'ultima curiosità per i nostri affezionati lettori: tutte le lattine, le bottiglie di plastica ed alcune di vetro hanno sull'etichetta un simbolo che indica l'importo della cauzione (1-2 corone per lattine e bottiglie di plastica, per il vetro non so) che si è pagata al momento dell'acquisto. Come di fa a recuperare la cauzione ("pant")? Semplice! Tutti i negozi del regno sono dotati di "pantstation" automatica (non con l'omino come in Vuoti a rendere).
Basta ficcare dentro i vuoti, la macchina legge la cauzione e si mangia la lattina/bottiglia accartocciandola; finita l'operazione si schiaccia il tastino verde ed esche fuori uno scontrino con codice a barre da presentare alla cassa assieme alla spesa.
C'è chi di questo ci campa e passa le giornate rovistando nelle immondizie per recuperare tutti "tesori" che qualche pigrone non ha riscattato. Generalmente questi professionisti della lattina arrivano al negozio con borse e borse di lattine, le rottamano tutte e con il ricavato si prendono altra birra (pagandone a cauzione ovviamente!).

domenica 4 marzo 2012

Ma quanto vecchia sono?!?!?!

Ieri sera siamo andati ad un pizza party al Musikanten: bella serata, i bambini hanno disegnato, giocato e ballato fino allo sfinimento, i genitori hanno chiacchierato allegramente fino a tarda notte (cioè le 22, più o meno) e abbiamo imparato qualche altro modo per uccidere una buona pizza (col ragù, con uno strano prosciutto rosa fosforescente, con il kebab e la salsa all'aglio, con l'ananas e le banane...). Battute scontate a parte, è stata davvero una splendida serata che ci ha fatto apprezzare ancora di più l'"autogestione" del nostro asilo / doposcuola: come sempre tutti hanno lavorato un po' per organizzare, preparare prima e pulire poi ma tutti si sono potuti divertire e sicuramente conoscere un po' meglio.

Eppure stamattina mi sono svegliata con un pensiero fisso in sottofondo: quanto vecchia sono?!?!?!? Se non ero la più vecchia lì dentro, poco ci mancava! Ok, sapevo già che l'età media a cui si fanno i figli in Italia è la più alta d'Europa, ma mi pareva di essere in media (37 anni, due figli di 7 e 5 anni). E invece ho trovato papà di neanche 35 anni già al quarto figlio (e al secondo matrimonio), mamme di quasi 40 anni con figli ventenni, e soprattutto mi sono resa conto che questa è la norma!

Potrei lanciarmi in considerazioni sociologiche sulla durata della scuola, sulla disoccupazione, sugli incentivi alle famiglie, sul diverso stile di vita, sui matrimoni, ma per questa volta lascio perdere. Nel confronto con amiche / colleghe / conoscenti italiane ero abituata ad essere nella parte bassa della classifica per età. Sono troppo occupata a chiedermi quand'è che sono passata di categoria senza nemmeno accorgermene...