giovedì 6 settembre 2012

Il safari delle foche

Al rientro dalle vacanze ci siamo detti: prima che il tempo peggiori e le giornate si accorcino cerchiamo di fare ancora qualche giretto! Così abbiamo colto al volo l'occasione di partecipare ad una gita in barca organizzata in occasione degli Östgötadagarna sull'arcipelago con l'obiettivo di vedere le foche. Ce ne sono diverse in questa zona, a quanto pare, dato che alcuni colleghi le hanno viste anche nel canale che passa dietro la Luvata, l'azienda per cui lavoriamo qui a Söderköping.
Sabato scorso abbiamo quindi preparato il pranzo al sacco e siamo partiti da casa alle 9, assieme ai nostri amici italiani di Linköping, Sara e Marco, e le loro bimbe. Il tempo non prometteva niente di buono, ma si sa, in Svezia va così. Sulla barca (un'imbarcazione si cui stavano circa 40 persone e che solitamente viene usata per trasportare le pecore o le mucche sulle isole) tutto è andato bene fintanto che siamo rimasti all'interno dell'arcipelago: abbiamo visto due splendide aquile, molti cigni che non immaginavamo di trovare in mezzo al mare e altri uccelli di cui purtroppo non conosciamo i nomi.

Ma quando siamo usciti in mare aperto verso la zona in cui si trovano le foche le cose sono cambiate...
Premetto che il giorno dopo i nostri colleghi ci hanno preso in giro ("Ma non siete abituati ad andare in barca!") ma la situazione era più o meno questa: un vento gelido e forte che faceva dondolare allegramente la barca, la piccola Olivia che dormiva in braccio alla sua mamma, la quale aveva un faccia di un colore tendente al verde e tentava di ripararsi con una coperta dagli abbondanti spruzzi d'acqua che continuavano ad arrivare. Io che tenevo gli occhi chiusi cercando di non vomitare (con scarsi risultati alla fine...). Margherita in braccio al suo papà continuava a piangere disperata dicendo: "Non voglio mai più fare una gitaaaaaaaa!" (pensiero che tutti noi condividevamo al momento!). Il colorito di Ciccio non era migliore del mio, mentre diceva "E noi che ci aspettavamo una cosa bella e invece è tutto il contrario!", mentre Alberto non sembrava passarsela troppo male. E Bianca? Lei continuava a dire: "Ma io ho fame! Io vorrei mangiare! Ma quando ci fermiamo a fare fika? Hanno detto che ci fermiamo! Quando si mangia?" Alla fine si è messa a mangiare una pescanoce mentre tutti noi ci chiedevamo come ci riuscisse.
Va detto che nessuno dei nostri compagni di viaggio, a parte un paio di altre bimbe presenti, sembrava avere alcun tipo di problema né per il freddo, né per il vento, né per il movimento della barca o gli spruzzi d'acqua. Si trattava principalmente di persone oltre la sessantina, tutti ben equipaggiati per le intemperie e alcuni muniti di macchine fotografiche davvero notevoli (per l'invidia di Marco!).
A metà del viaggio ci siamo fermati su un'isoletta davvero splendida, anche se il tempo grigio non ci ha permesso di apprezzarla fino in fondo. Sulla terra ferma tutto è andato meglio (siamo proprio gente di pianura...) e anche il viaggio di ritorno è stato molto più tranquillo.
Come nelle migliori tradizioni fantozziane, è uscito il sole proprio quando siamo arrivati a casa. Ma, vista dalla terraferma, è stata comunque una bella avventura che tenteremo di ripetere, sperando in un tempo migliore.
E comunque di foche nemmeno l'ombra. A quanto pare c'era troppo vento anche per loro.

1 commento:

  1. Grazie a Marco per alcuni degli scatti inclusi in questo post (... ma l'aquila marina l'ho beccata io! :P)

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